Il parere di un antropologo non è un’ “opinione”.

Ce l’ho con voi, popolino bifolco e fighetto di merda. Sì, pure con te che stai leggendo, ce l’ho proprio con te. E ce l’ho anche un po’ coi miei colleghi antropologi, ché se c’è qualcosa che abbiamo studiato e teorizzato in ogni modo possibile ed immaginabile ma non siamo mai riusciti ad ottenere veramente è proprio IL POTERE. Non inteso come prestigio e supremazia, ma come autorità. I nostri lavori, i nostri studi non hanno valore intellettuale al di fuori dell’accademia, e mi fa incazzare che colleghi ben più illustri di me non se ne preoccupino affatto.

Ma veniamo al perché ce l’ho con voi microcefali.

La maggior parte delle conversazioni al di fuori dell’accademia (la cosiddetta “vita di tutti i giorni”) verte sul tempo, sulla salute, sui sentimenti, e sempre più spesso su argomenti di cui si occupa l’antropologia: cose tipo immigrazione, mutamenti sociali, comportamenti umani, autorappresentazione, chi siamo “noi” e chi sono gli “altri”, genere e sessualità, dove finisce la natura e comincia la cultura (No, non è sociologia. I sociologi sono dei cretini che credono alle statistiche ciecamente come un tempo si credeva agli oroscopi). Se un medico parla di salute, tutti voi lo ascoltate in silenzio. Ci mancherebbe, non avete fatto medicina e non volete certo palesare la vostra ignoranza di fronte a uno che ha studiato decenni per salvare il vostro culo peloso. Se parlo io, antropologa, di antropologia, nel migliore dei casi mi sento ribattere: “Sì, beh, è una tua opinione, ma secondo me [inserire demagogia a caso, es. gli africani fanno tanti figli perché sono ignoranti e primitivi, gli uomini e le donne sono diversi perché hanno un cervello diverso]”. Questo succede SEMPRE e con CHIUNQUE. Allora, miei cari minus habens, dato che sembra proprio non riusciate a capire, lasciate che vi spieghi come stanno le cose con tutta l’arroganza di cui dispongo (perché ve la meritate tutta): allo stesso modo di un medico, un astronauta, un geologo, un giornalista, un biologo, un parrucchiere, un antropologo studia 5+ anni, fa ricerche sul campo, impiega tempo, sudore, fatica, lacrime e soldi, che quasi sempre non riuscirà mai a riguadagnare. Quando un antropologo vi dona un suo parere professionale competente, in scienza e coscienza, lo fa perché nonostante tutto crede che l’umanità prima o poi uscirà da questo imbarbarimento intellettuale di cui voi siete fieri esponenti, e spera di poter offrire un piccolo contributo a questa causa. Il parere di un antropologo su questioni antropologiche non è un’opinione partorita dal culo come la vostra, ma il risultato di ciò che ha appreso leggendo centinaia di libri e facendo mesi di esperienza di campo, e ve lo sta dando gratis.

Pertanto, quando un antropologo parla con voi della materia che gli compete abbiate anche con lui la decenza di ammettere la vostra completa ignoranza, stare zitti e sperare di riuscire ad imparare qualcosa.

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Informazioni su Arianth

Sono un'antropologa arrabbiata.
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