Éire

Ciao a tutti,

mi sono attardata a scrivere questo breve post perché ho dovuto affrontare il senso di sradicamento una volta tornata a “casa”, ma soprattutto dovevo raggruppare un po’ di parole adatte a descrivere cos’è la bellezza dell’Irlanda. Non sono sicura di riuscire adesso e nemmeno sono certa che esistano, ma se continuavo ad aspettare facevo in tempo a tornarci almeno altre 20 volte…

La nostra avventura è iniziata da Dublino, in cui abbiamo trascorso la prima serata ancora completamente straniati dalla realtà ed increduli di essere davvero lì (passeggiando davanti ad uno dei tanti locali mi sono sorpresa a pensare: “Che figata, un pub irlandese!”. E grazie, vorrei vedere…).

Per fortuna il sogno ha cominciato a farsi sempre più reale quando abbiamo noleggiato la macchina e ci siamo diretti verso le mete che avevamo stabilito… Devo dire che ho apprezzato molto di più i piccoli paesini che apparivano all’improvviso lungo il tragitto, piuttosto che le grandi città in cui mi sono fermata. Nessuna era paragonabile a Kilkenny, ad esempio, oppure Clifden, Ennis, Cashel, Clonmacnoise. Piccoli centri che erano poco più che villaggi, ma mi colpivano per quel senso di familiare che mi suscitavano le casine pittoresche e i parchi verdi, tranquilli. Tutto era sempre molto curato e non c’era insegna in cui non si leggesse “irish” o “celtic”. Si sa che gli irlandesi sono molto legati alle loro origini, ma questo non sfocia mai in un vuoto patriottismo. Non si sforzano di apparire irlandesi e celtici, loro lo sono e basta. E non ho mai visto nessuno essere scortese o maleducato…

Ma l’Irlanda vera, quella che io cercavo, non era nemmeno nei paesini. L’abbiamo trovata lungo la strada, quand’eravamo circondati dai pascoli erbosi a perdita d’occhio. L’abbiamo trovata nei ruderi delle abbazie con le sue croci celtiche, lungo le coste, le rocce scure, le scogliere altissime dove l’oceano si infrangeva impetuoso. Era negli alberi avvolti dall’edera, nei torrenti, nel vento, nella pioggia e negli arcobaleni… il Connemara. E c’era quel verde ovunque, talvolta luminoso, talvolta aspro e selvaggio. Non mi era mai capitato di vedere un posto e segretamente sospettare che fosse solo una mia proiezione mentale… Tutto era perfetto e meraviglioso in maniera commovente.

Abbiamo trascorso una settimana così, restando in continua contemplazione dell’incanto della natura. Poi abbiamo chiuso il cerchio tornando a Dublino, che ci ha salutato regalandoci una splendida ultima sera di musica irlandese suonata dal vivo nei pub. E’ stato a dir poco elettrizzante… Un modo provvidenziale per tirarmi su il morale dalla nostalgia che già cominciavo ad avere.

Adesso che sono tornata mi sto disperando. Come faccio a continuare a stare qui sapendo quello che ho lasciato? Ora che ho visto coi miei occhi non posso più farne a meno. L’Irlanda è una poesia scritta da Dio…

Arianna

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Informazioni su Arianth

Sono un'antropologa arrabbiata.
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