Nightmare

Sono passati alcuni giorni, lo shock si è un po’ attenuato e ora posso cominciare a parlarne…
Vi avevo accennato nell’ultimo post che avrei fatto 2 turni di notte consecutivi, no? Beh, la prima notte è stata molto tranquilla tutto sommato, l’ho passata mangiucchiando e bevendo in continuazione…
Ma la seconda notte…
17 agosto 2007, ore 22.00: entro in servizio e trovo un discreto casino per l’ora che era, comunque non ci ho fatto caso. Ho iniziato a servire al bar assieme al collega che era con me, Stefano, e nel frattempo ci siamo messi a pulire la spremiagrumi, le macchine del caffè, il bancone, sistemare i piatti e le tazzine, insomma tutte queste cose qui. Pensavo che se ci fossimo sbrigati a fare tutto subito poi più tardi avremmo potuto spassarcela un po’ di più… certo sapevo che non sarebbe stato tranquillo come la sera precedente, visto che era la notte tra venerdì e sabato e c’era chi andava a ballare… ma mai avrei creduto che fosse stato così…
Sapete che vuol dire stare a lavorare 8 ore di notte, continuamente in piedi e senza nemmeno il tempo di prendersi una tazzina di caffè?
Verso mezzanotte la gente continuava ad entrare ed uscire regolarmente, cosa strana perché in genere a quell’ora non c’è nessuno e i dipendenti che non restano per la notte si fermano a chiacchierare un po’ prima di andare via.
Poi man mano che le ore molto lentamente passavano, cominciavano ad arrivare sempre più persone, sempre più pullman uno contemporaneamente all’altro… la faccenda mi sembrava sempre più strana, visto che era l’una di notte e mi stavo trovando a lavorare forse più di quanto avrei fatto durante il giorno. Tuttavia sono andata avanti, anche perché non avevo tempo per stare a pensare…
Saranno state le 3 quando siamo precipitati nel caos più totale.
Ricordo che avevo appena caricato la lavastoviglie, c’erano tanti clienti al bancone e dovevo subito tornare ad aiutare il mio collega.
Alzo lo sguardo… e vedo un mare di persone che occupavano tutto lo spazio disponibile tra il bancone e gli espositori delle cioccolate, tutti con lo scontrino in mano, che appena mi avevano visto girarmi verso di loro si sono messi ad agitarlo in aria dicendo "Un caffè!", "Tre caffè!", "Due caffè di cui uno macchiato e da portar via e un cappuccino d’orzo!", "Vorrei 5 brioches!" "Un menù mattina per favore!" e via dicendo, con l’assurda pretesa che io riuscissi a capire tutto quello che dicevano e come se già non avessimo tutte le macchine occupate. In più c’era un chiacchiericcio assurdo, e vedevo con crescente terrore che i clienti continuavano ad entrare dal cancello girevole in un’interminabile e rapida successione.
Ho fatto in tempo a dire solo "oddio…" e subito sono stata travolta dalla marea di ordinazioni da prendere o da consegnare.
Stefano faceva i caffè, e vedevo che la sua sanità mentale, come la mia, pian piano scemava. Metteva su caffè a caso, e io lo stesso li davo a caso, non rispettando l’ordine in cui me li avevano chiesti perchè era veramente troppo da sopportare…
Gli altri colleghi ci sono venuti in aiuto (eravamo 4 o 5), ma non sono bastati a mantenere l’ordine, perché la gente non diminuiva, anzi!
Continuavo a prendere gli ordini, non riuscivo a capire veramente quello che dicevano perché mi sentivo soffocare con tutte quelle persone spiaccicate lì davanti a me, quindi dovevo chiedere di ripetere, poi mi sbagliavo 20 volte, e nel frattempo dovevo continuare a caricare e svuotare la lavastoviglie e togliere dal bancone le tazzine sporche, che erano innumerevoli.
Sembrava di stare dietro una trincea durante una battaglia, e il tempo trascorreva così lentamente…
Verso le 4 la situazione stava diventando critica, non capivo più niente. Avevo mal di schiena, mal di testa, avevo dolori ovunque.
Di due lavastoviglie che c’erano non lavava bene nemmeno una e avevamo un urgentissimo bisogno di tazze e piattini, Luca era tra il disperato e il collerico, gli altri che erano con noi erano andati fuori di testa anche loro tra il servire e l’infornare le paste e io avevo cominciato a trattar male la clientela, che è l’unico lusso che posso permettermi specie ora che mancano pochi giorni prima che me ne vada.
Quella notte ho incontrato tutti i tipi di clienti che in questi mesi mi sono divertita a classificare:
 
  • Quelli ignoranti/cretini, che non capiscono niente di un bar o pensano che quello dell’Autogrill sia un bar normale con super alcoolici e tutto. Infatti non sono pochi quelli che non capiscono come mai li mandiamo a pagare alla cassa centrale anziché direttamente al bancone, o quelli che ti chiedono se abbiamo degli stuzzichini per fare l’happy hour col Crodino e Campari… questi alla fine non hanno colpa della loro stupidità, gli rispondo male solo se sono troppo nervosa o indaffarata;
  • Quelli che "si confessano", cioè quelli che ti prendono da parte come per dirti un segreto, e poi sottovoce ti dicono l’ordinazione; anche se riesco a capire quello che dicono mi piace urlargli sulle orecchie "EH???" in modo da fargli ripetere tutto come persone normali;
  • Quelli che urlano l’ordinazione mentre tu stai di spalle o stai facendo altro e non puoi dedicargli attenzione; per dispetto io faccio finta di non sentirli finché non gli rivolgo la parola con un "Dica" guardandoli malissimo, al che loro sono scocciati e costretti a ripetere;
  • Quelli che chiedono "Una brioche" o "Un menù mattina". Ci sono diversi tipi di brioches da scegliere, e lo stesso il menù mattina puoi scegliere tu cosa mettere. Ma no, loro si aspettano che tu li legga nel pensiero e sappia già quello che vogliono, così gli chiedo "Eh, grazie, ma che tipo di brioche vuole/cosa metto nel menù?" col tono estremamente incazzato e guardandoli ferocemente in modo da farli sentire deficienti. A volte bisogna pure elencargli i gusti delle brioches, al che io me li mangio letteralmente con un "C’è scritto benissimo sull’espositore/alla cassa…";
  • Quelli che ti chiedono paste e panini ma poi al momento in cui glieli dai ti dicono "Me lo incarta?", così tu rimani lì con un panino/pasta in mano come una cretina. O peggio, quelli che poi ti chiedono "Mi taglia a metà il panino?" dopo che ormai l’hai cotto ed è rovente. Gli riservo un "Poteva dirmelo anche prima, eh…" e li servo in malo modo, così si sentono stupidi e in colpa;
  • Quelli che ordinano "a puntate", nel senso che non ti danno lo scontrino e ti fanno smattire ordinando una cosa per volta; ad esempio, sullo scontrino hanno un caffè, un tè caldo e una pasta. Ti ordinano prima il caffè, poi una volta finito il caffè con tutto il lavoro da fare e gli altri clienti da servire si aspettano che tu te li caghi nuovamente per il tè e ancora dopo per la pasta. Alla fine mi incazzo, gli chiedo "Mi fa vedere lo scontrino per cortesia?" col tono di un controllore degli autobus. Loro scocciati me lo mostrano, vedo che ci stanno altre 200 robe che hanno ordinato e poi li mando a fanculo dicendo "Sì, però ci stiamo fino a domattina se chiedete una cosa alla volta". Di solito sono le famiglie a fare così, le mogli restano intimorite e i mariti spesso si incazzano, ma per quel che mi riguarda…
  • I "contestatori", che per una stronzata che non gli sta bene ti fanno rifare l’ordinazione. Uno una volta mi ha fatto buttare via una pasta perché una falange del mio dito non la stava prendendo tramite il fazzolettino… uno sguardo schifato e sprezzante se lo meritano tutto…
  • Gli attaccabrighe, che non si rendono conto che ci stiamo ammazzando per accontentare tutti e pensano solo ad innervosirsi per il ritardo della loro ordinazione. Al che se ne escono con battute del tipo "Allora questo caffè?" "Sta facendo una confusione tremenda, sono tre ore che aspetto", "Di questo passo me ne andrò domani mattina". Con questi io ci litigo. Gli dico "Scusi ma non vede la gente che c’è?? Ci lasci lavorare, mica c’è solo lei!". Loro in genere rispondono brontolando qualcosa, ma già io non li ascolto più…
  • E infine quelli – per me i peggiori – che pensano che tu sei una macchina o una schiava e arrivano lì dandoti lo scontrino senza degnarti di una parola o di uno sguardo, aspettandosi che tu analizzi i dati dello scontrino e dia loro quello che hanno ordinato senza fiatare. Mi fanno ribollire il sangue. Pretendo rispetto in quanto essere umano libero e indipendente, così li guardo male quasi urlando "Che vuole?" o "Che devo portarvi?". Loro lo stesso mi guardano strano e ripetono a voce l’ordinazione col tono di uno che pensa "Sei cretina o non sai leggere che c’è scritto sullo scontrino?". Ma con me sbattono male… se non gli rispondo scazzata è molto facile che gli faccia caffè annacquati o molto corti anche se non li volevano con tazzine e cucchiai non usciti perfettamente puliti dalla lavastoviglie, birre più piccole o qualsiasi altra cosa mi passi per la testa per poterli "punire".
Alle 5 inoltrate servivo i clienti con occhi iniettati di sangue e ho litigato con praticamente tutte le categorie sopra citate, tra cui un "contestatore" che ci ha fatto rifare il cappuccino perché secondo lui non ci avevamo messo il latte (…), uno "a puntate", uno di quelli che ti trattano da schiava, con cui sono esplosa con un "E PARLA!!!" tale da lasciarlo di sasso, e infine una signora ignorante/cretina con figlioletta appresso che in mezzo al casino mi prende da parte e mi chiede se tra i chicchi del caffè che facciamo ci sta in mezzo anche l’orzo, perché sua figlia "non può tollerare alcuna contaminazione di orzo". L’ho guardata con gli occhi fuori dale orbite e le ho chiesto quando mai in vita sua ha visto in un bar fare caffè con l’orzo dentro. Poi questa ha preteso di sapere come facciamo l’orzo (con le cialdine, come in qualsiasi bar che si rispetti) e infine ha preso del semplice latte caldo…
Ero stanca, dolorante e rabbiosa, non riuscivo a ricordare più nulla di quello che mi chiedevano, non sapevo che ora era, da quanto tempo stavo lì… avevo perso le speranze e continuavo a servire meccanicamente pur avendo paura di alzare lo sguardo e trovare un milione di persone che volevano che mi cagassi solo loro per l’ordinazione. Vedevo solo la gente che continuava ad entrare, tutti che volevano la colazione. A un certo punto si erano resi conto anche loro della situazione, non parlavano più molto forte e nemmeno osavano protestare, vedendoci ridotti in quello stato pietoso. Di sfuggita ho sentito anche una vecchia dire "Che tristezza…".
Ma poi, finalmente le 6. In fretta e furia stavo cambiando i sacchi dell’immondizia e non sapete quale gioia ho provato, rialzandomi con la forza della disperazione, nel trovarmi davanti Daniele, un altro dei miei colleghi, che arrivava per darci il cambio assieme ad altri. Apriti cielo!
Finalmente potevo andare a casa, non mi sembrava vero… Stravolta, confusa e con le membra che mi formicolavano per tutti gli sforzi fatti mi sono diretta verso gli spogliatoi, lasciando quelli del nuovo turno in balia di quelle belve assetate di cappuccini, spremute e caffè.
Sono scappata dall’Autogrill a gambe levate, riuscendo a restare sveglia per guidare solo grazie all’adrenalina accumulata in tutte quelle ore insonni.
Verso le 6.40 dell’ormai 18 agosto sono arrivata a casa buttandomi sul letto, aspettando un sonno che nonostante la stanchezza non arrivava. Poi finalmente ho chiuso gli occhi, riaprendoli non prima delle 2 di pomeriggio…
Raccontandola non rende l’idea, non potete immaginare cos’è stato… so che poi è stato così per tutto il resto della la giornata, Daniele mi ha detto che non ne poteva più e quando era finito il turno se n’è andato incazzato nero…
Oggi mentre stavo per entrare in servizio entro nel retro dove ci sono i magazzini e gli spogliatoi e mi vedo davanti un cartellone. C’era scritto "Complimenti a tutti voi per l’impegno e grazie di cuore. Nel giorno 18/08/2007 abbiamo raggiunto un nuovo record di incassi: 43.776 euro in una sola giornata!!".
La prima cosa che ho fatto è stata una smorfia pensando che col cavolo che mi avrebbero pagato di più per "l’impegno"… però in fondo, anche se so che può sembrare stupido, mi sono sentita importante, come una specie di veterana, una sopravvissuta di una notte senza tregue con una piccola grande esperienza in più da usare per accrescere la propria storia, la propria saggezza, la propria maturità.
E per un momento mi sono sentita talmente potente da spaccare il mondo.
 
Lil’John
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Informazioni su Arianth

Sono un'antropologa arrabbiata.
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3 risposte a Nightmare

  1. alice ha detto:

    …minchia 

  2. Ester ha detto:

    ariiiiiiiiiiii!
    stavo su internet caxxeggiando un po e ………ho pensato curiosiamo un po…..mammamia…….il racconto ha reso molto bene qll ke hai passato…..anke io tempo fa sn stata a lavorare in un posto simile….e capisco benissimo la sensazione provata qnd te ne 6 andata……sentirsi cm superstiti…….fortunatamente ho kiuso cn quei lavori…..vabb cmq oramai hai finito….quindi……ah!allora c vedremo a londra e m racc teniamoci in contatto…….!!!ok?a presto allora!besos

  3. giacomo ha detto:

    ari devo dire che hai fatto proprio una classificazione con i fiocchi!!!!
    è tutto verissimo e purtroppo….ho dovuto affrontare anche io la furia di tutti quei tipi di clienti…. 

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