C’era una volta

C’era una volta una bambina dai capelli a caschetto e gli occhiali.
Questa bambina aveva degli amici, amici veri, con cui stava crescendo e per loro era praticamente una sorella maggiore; erano figli di amici della famiglia di quella bambina, i cui genitori amavano stare insieme tra di loro spesso e volentieri facendo socializzare pure i propri bimbi.
Anche se per gli adulti lei era più che altro una pecora nera, perché se i "fratellini" si ammalavano durante le spericolate corse ai giardinetti o si mettevano in testa idee assurde, la colpa era sempre e irrimediabilmente sua, che a loro dire li incitava a correre, sudare e li influenzava con stupidaggini. Forse fu in quei momenti che, tra una parola e l’altra dette col tono di chi vuole scherzare ma che in realtà sa bene ciò che dice, cominciò a non essere vista di buon occhio.
Ma la bambina era ancora troppo piccola per rendersene conto…
Un giorno, quando i timidi segnali di una dolce giovinezza cominciavano a sprigionarsi dal suo corpo e dai suoi pensieri, accadde che si innamorò di uno dei suoi amici d’infanzia.
Le andò anche bene, perché era corrisposta. Benché lui non lo avesse dichiarato apertamente si vedeva lontano miglia.
Vi passò insieme una tenera estate, fatta di sorrisi fugaci, frasi lasciate a metà e gesti appena sfiorati, che al solo pensiero le facevano palpitare il cuore e nascondere il viso in fiamme.
Si sentiva come in connessione con la sua anima. Lo capiva, poteva anche pensare come lui, sentire ciò che sentiva lui in ogni piccola sfumatura emozionale. Scoprì in quell’occasione che era in grado di fare quelle cose, le riusciva piutosto bene.
E quando seppe che in realtà nascondeva un gravissimo problema familiare, la bambina stette veramente male.
Per la prima volta in vita sua ebbe un contatto vero e proprio col mondo reale, dicendo addio per sempre a quello ovattato e fantasioso dell’infanzia.
Fu per lei la prima lezione importante. Scoprì che non erano solo i bambini poveri al telegiornale, quelli che soffrivano…
Così, non volendo in alcun modo restare con le mani in mano a vedere il logorio della persona a cui teneva più di chiunque altro, cercò di stargli vicino come meglio poté, facendolo svagare e rassicurandolo che ci sarebbe stata ogni volta che avesse avuto bisogno.
Fino a quando, una fredda sera di dicembre, finalmente si dichiararono i loro sentimenti.
La bambina con lui trascorse un breve periodo, in cui nonostante tutto era felice come non lo era mai stata. E in larga parte lo era grazie alla consapevolezza di essere riuscita ad aiutare concretamente il suo ormai primo "ragazzo". Lo vedeva un po’ più sollevato… la timidezza era ancora molta, ma era da ogni sua singola parola che lei poteva intravedere con quanta forza lui la ringraziasse in ogni momento.
Ma poi, come nei sogni appena prima di svegliarsi, tutto sfumò e lentamente scomparve senza un perché. Non ebbe più sorrisi, parole o gesti da lui. Così.
La bambina per questo soffrì molto, ci litigò e non si parlarono più per anni ed anni.
Volle far sbiadire i ricordi di quell’estate bella e triste al tempo stesso, e del suo vecchissimo amico che l’aveva ferita profondamente. Si sforzò di convincersi, col tempo, che era solo un passato che piano piano stava diventando troppo remoto per potervi pensare ancora. Aveva altro da fare, nuove emozioni, nuove esperienze da vivere, e doveva concentrarsi su quelle.
Divennero due estranei perfetti, come se avere un’infanzia in comune fosse stata un’assurdità.
Per anni ed anni.
Ora quella bambina è cresciuta. Non porta più i capelli a caschetto, e gli occhiali li usa solo per leggere o guidare, se se ne ricorda.
Ne ha passate tante, ha molte cicatrici di esperienze che l’hanno portata ad essere quello che è. Continua ad essere considerata la pecora nera, la scapestrata, ora lo capisce e lo trova ingiusto. E continua a stare vicino come meglio può alle persone che ama, entrandogli nella mente e comprendendole nell’anima.
Ma non ha mai dimenticato davvero quella volta.
Ha ripreso i rapporti con quel suo vecchio amico, e nonostante sia bellissimo, forse lei si è resa conto che quella volta non fu poi di così grande aiuto, che tutto ciò che per lei fu essenziale in quel periodo fosse invece stupido da ricordare.
Dopo tutto il tempo trascorso, su una mensola della sua stanza ha una foto che si fece con lui quell’estate, e a volte guardando quei volti così ingenui e sorridenti se lo chiede ancora, lasciando che la bambina di quell’epoca ritorni con quel pensiero: dov’è che ho sbagliato…
 
Non so perché ho scritto questa cosa. Non sono nemmeno triste, anzi, sono piena di gioia, sono davvero felice se penso a ciò che ho trovato, insperatamente, nel cuore della Val di Fassa. Vado in giro sorridendo come una cretina tutto il tempo e ho un unico pensiero fisso…
Ma a volte è bello parlare anche di queste cose. Non si possono sempre evitare come la peste.
 
Lil’John.
 
PS: Quell’uomo i brividi mi fa venire… lo adoro…
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Informazioni su Arianth

Sono un'antropologa arrabbiata.
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3 risposte a C’era una volta

  1. Andrea ha detto:

    Sono senza parole… Rileggi tutto sentendoti Friday I’m in love dei Cure e Without you di Harry Nilsson e poi dimmi se non c’ho ragione a rimane sconvolto XD 

  2. Francesca ha detto:

    Bè…che dire…anche se non direttamente mi sento parte di tutto ciò….e credimi…..stai pur certa che per me non sarai mai la "pecora nera"……perchè tu sei semplicemente la mia sorella maggiore 🙂 Ti voglio bene scemetta 

  3. alice ha detto:

     mi si stringe il cuore *_*

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